Biografia
Aliteia (Alice Babolin, 1985) è un’artista italiana che lavora tra fotografia, scultura, installazione e performance. La sua ricerca nasce dall’esperienza personale e familiare e attraversa il corpo, la fragilità, l’identità e l’autodeterminazione, interrogando il confine tra ciò che viene percepito come limite e ciò che può diventare possibilità.
Il suo lavoro prende spesso forma a partire da ciò che siamo abituati a nascondere, correggere o lasciare ai margini dello sguardo. Corpi non conformi, fragilità, differenze e forme naturali diventano materia artistica attraverso cui mettere in discussione modelli estetici e sociali consolidati. Al centro della sua pratica ritorna così una domanda: quanto di ciò che siamo e di ciò che vediamo è già determinato, e quanto possiamo ancora trasformarlo?
Una parte centrale della sua ricerca nasce dalla storia della propria famiglia, attraversata dalla malattia di Charcot-Marie-Tooth. Da questa esperienza prende forma The Ballad of Human Mutations, progetto multidisciplinare dedicato ai corpi non conformi e alla loro rappresentazione, sviluppato attraverso fotografia, video, performance, scultura e parola. Il progetto è stato presentato, tra gli altri, alla Fabbrica del Vapore di Milano, alla GAMC di Riccione, alla Fondazione Banco di Napoli e nel 2026 a Fiesole con la personale Oltre la vergogna. The Ballad of Human Mutations.
La stessa riflessione sulla fragilità si estende al mondo naturale con Impossible Plants, una serie di sculture in bronzo che sottrae fiori e specie vegetali alla loro condizione effimera, mettendo in tensione vulnerabilità e resistenza. Parallelamente, Aliteia sviluppa una pratica pittorica performativa legata al corpo femminile e all’autodeterminazione, approfondita anche nell’ambito del Royal College of Art di Londra.
Nel 2026 il suo lavoro è stato presentato a Basilea durante Basel Art Week nell’ambito di Basel Social Club e selezionato per Diffusissima durante Torino Art Week.
Con WE ARE OUR SPOILER, Aliteia porta questa ricerca nello spazio pubblico di Treviso. La luce, la parola, il suono e l’architettura urbana diventano strumenti attraverso cui interrogare il modo in cui guardiamo noi stessi e il mondo che abitiamo. Le opere invitano ad attraversare una soglia, andare oltre la superficie, riconoscere ciò che rimane ai margini dello sguardo e mettere in discussione modelli prestabiliti di perfezione.
Il passaggio dall’“io” di I’m my spoiler al “noi” di We are our spoiler estende questa possibilità alla dimensione collettiva: immaginare il futuro non come qualcosa di già scritto, ma come uno spazio del quale possiamo diventare parte attiva.
Aliteia vive e lavora in Italia.